Ordo Templaris Spiritualis OSMTZ 1314
Ordo Supremus Militaris Templi Zion
La leggenda dei guardiani
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Secoli dopo che il fragore delle crociate si era spento e le antiche confraternite cavalleresche erano divenute leggenda, il mondo continuava a essere insidiato da minacce senza volto, silenziose come tenebre instancabili. Fu in quel tempo, tra i chiostri dei monasteri e il raccoglimento delle cattedrali, che nacque una nuova alleanza: l'OSMTZ 1314.
Erede spirituale dei Cavalieri del Tempio, da allora veglia sui misteri della Luce. Ciò che fu protetto a lungo, oggi si svela. Al tempo del nascondimento segue il tempo della rivelazione. Non accade tutto d'un colpo, né con clamore, ma con verità.
La fioritura non è un lampo improvviso: è il frutto di ciò che è cresciuto nel silenzio. Il Templare non si stupisce del chiarore, ne conosce la sorgente.
La leggenda racconta che, in seguito allo scioglimento dell'Ordine Templare, alcuni cavalieri scampati alla persecuzione conservarono non soltanto reliquie e codici proibiti, ma anche un giuramento: proteggere il fuoco della conoscenza e l'integrità della fede da chiunque volesse estinguerli.
Con il passare dei secoli il loro emblema si trasformò e assunse una nuova veste, prendendo il nome di Ordo Supremus Militaris Templi Zion, OSMTZ. Un tributo a un'antica epistola segreta che, secondo la tradizione, racchiudeva la chiave per interpretare le profezie di Gerusalemme.
Chiunque desideri entrare nell'OSMTZ 1314 deve affrontare quattro prove: non di forza, ma di spirito.
La Meditazione
Rimanere un giorno e una notte senza parlare, per imparare ad ascoltare la voce interiore.
La Luce
Attraversare un corridoio buio portando solo una piccola candela, senza mai lasciarla spegnere.
Il Perdono
Perdonare se stessi e gli altri per liberare il proprio animo da ogni legame che incatena.
Affidarsi
Non temere il suo presente, né il suo futuro. Affidare tutto a Dio ed Egli si prenderà cura di sé.
Nel presente, i membri dell'OSMTZ 1314 si muovono tra la gente in incognito: li incontri come ricercatori, viandanti, medici o artisti. Eppure, quando la notte rende più sottile il confine tra le epoche, si riuniscono in antiche abbazie o cripte dimenticate. Lì, il loro sigillo torna a brillare, ravvivato dal fuoco del rito.
Per molti sono solo un mito. Ma alcuni sostengono di aver scorto cavalieri vestiti di bianco montare la guardia, muti, ai margini delle città. Altri parlano di una confraternita che non può estinguersi, perché esiste per risorgere ogni volta che l'umanità smarrisce la strada.
Agli inizi del XII secolo, in una Terra Santa divisa tra fede e conflitto, alcuni uomini avvertirono un richiamo che saliva dal profondo. Non fu un comando urlato, ma un sussurro che travolgeva l'anima: l'invito a compiere una missione.
«Eppure non combattiamo, quando questa terra lo esige. Scegliamo uno di noi come guida, che ci conduca quando la battaglia sarà inevitabile.»
Intorno al 1118, Hugues de Payns e otto compagni — nobili di sangue, ma liberi da ogni vanità — si presentarono al re Baldovino II. Non chiedevano oro né onori: chiedevano di difendere i pellegrini che attraversavano il deserto verso Gerusalemme.
Vivevano nella povertà e nella preghiera, tra le rovine del Tempio di Salomone. Lì, tra pietra e silenzio, prese forma un Ordine di luce e disciplina.
«Eleggiamo maestro uno di noi…» Non fu solo una decisione pratica, ma il sigillo di una comunione spirituale. Ogni cavaliere si riconobbe parte di un unico corpo, consacrato al Bene.
L'Ordine nacque come strumento del Divino nella storia degli uomini: un ponte tra la contemplazione e l'azione retta.
Così i primi Templari furono al tempo stesso monaci e guerrieri, servitori e guide. Non inseguivano conquiste, ma custodia. Con loro nacque una cavalleria dello spirito: un ordine di servizio e sacrificio, dove spada e preghiera erano due volti della stessa verità.