«Se qualcuno ti chiederà se sei Cavaliere Templare, porta la mano al cuore.» Un gesto breve, eppure colmo di eternità. In quel silenzio è custodito il mistero dell'appartenenza. Non è vanto, è riconoscimento: è nel cuore che vive la verità di essere Templare.
L'animo e la Regola
L'Ordine vide la luce nel cuore del Medioevo, tra cammini di pellegrini e clangore di battaglie. Ma la sua forza non fu mai la spada: fu il cuore. I Cavalieri di Cristo promisero obbedienza, povertà e castità secondo la Regola di San Bernardo. Chi indossa il segno senza portarne il peso, recita soltanto una parte sulla scena del mondo.
L'animo come fuoco divino
Nel petto del Templare brucia la Parola di Dio, non inchiostro su pergamena, ma fiamma che vive. «Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo» (Ez 36,26). Essere Templare è permettere al cuore di farsi strumento dello Spirito.
Il Silenzio come sigillo
Il linguaggio del cuore è il silenzio. Il vero Templare non annuncia la propria missione: la abita. La mano sul petto è insieme giuramento e preghiera, testimonianza e custodia.
«Templarius non ex verbo, sed ex corde cognoscitur.»
Il Templare non si riconosce dalla parola, ma dal cuore.